A Spasso con Bob – Un’emozione

Questa notte non riuscivo a dormire e così ho deciso di guardare un film. Da tempo nella losta di film da vedere avevo segnato “A Spasso con Bob” ma ancora non avevo avuto l’occasione di vederlo.

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Nel buio della notte mi sono trovata avvolta in una storia che mi ha trasmesso un’infinità di emozioni. Mi sono scoperta a sorridere di simpatia e felicità oppure a stringere le coperte nei pugni pregando che tutto andasse bene.

“A Spasso con Bob” è l’incredibile storia vera di James Bowen, ragazzo di strada senzatetto musicista e tossicodipendente. La sua vita viene stravolta dalla comparsa di Bob, un gatto rossiccio che un giorno entra dalla finestra della sua casa assegnatagli dall’operatore di supporto per cercare di ricominciare.

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James suona per guadagnarsi da vivere ed è animato da un’incredibile forza di volontà per riuscire ad uscire dalla dipendenza da eroina. Bob sembra dare a James uno scopo di vita, prendendosi cura del gatto James si prende inconsapevolmente cura di se stesso riuscendo a rinascere perchè a tutti è concessa una seconda occasione.

Una storia emozionante e commuovente che vi toglierà il fiato.

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Let’s Change

Se continui a fare quello che hai sempre fatto, continuerai ad ottenere ciò che hai sempre avuto.
(Warren G. Bennis)

Curiosando nel web ho trovato questa frase che mi ha ricordato un libro sulla fisica quantistica spiegata ai ragazzi che ho letto da bambina (quando ero intelligente…quelli sì che erano bei tempi) e che cominciava così:

“Se vuoi che succedano cose diverse, smettila di fare sempre le stesse cose.”

Sembra qualcosa di banale, ma estremamente vero.

Siamo così abituati a vivere nella routine che anche lamentarci della routine è diventato routine.

Ma facciamo mai davvero qualcosa per uscirne, da questa routine?

Forse la verità è che ci da sicurezza, fare tutto come il giorno prima e sapere che il giorno dopo sarà uguale ci fa sentire al sicuro. Non c’è niente di cui preoccuparsi.

Credo che per riuscire a fare qualcosa di davvero diverso serva molto coraggio.

In fondo noi non siamo che fatti di ciò che è stato e di ciò che avrebbe potuto essere, di ciò che saremo e di ciò che potremmo essere. Ogni scelta fatta la mattina fa deviare la nostra storia personale su un possibile futuro, più è monotona la nostra vita più sarà monotono ciò che la vita ci darà in cambio.

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Resetta

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Vi è mai capitato di arrivare ad un momento della vostra vita in cui avete avuto bisogno di un reset?

Un periodo durante il quale avete cominciato a sviluppare un carattere che non vi rispecchiava davvero e non riuscivate più a sentirvi voi stessi e siete riusciti a fermarvi e mettere ordine, per poi ripartire?

Io credo che ieri sia stato il mio giorno di reset.

Ormai è dall’estate 2016 che sono andata avanti un po’ a sbalzi d’umore tra periodi di completa “accidia” (citando Petrarca) e periodi isterici pieni di impegni…avere avuto un’estate piuttosto difficile, diciamo dal punto di vista psicologico, ha compromesso l’inizio dell’anno scolastico durante il quale mi sono un po’ trascinata, non tanto per quanto riguarda lo studio e il profitto scolastico, ma da un punto di vista emotivo e caratteriale.

In poche parole: non ero più io.

Se penso a me prima di questa estate penso ad una persona solare, determinata, sempre ottimista e propositiva, ora invece mi guardo e vedo una ragazza polemica, mai contenta, piena di grandi propositi per i quali non fa nulla affinché si realizzino…

Diciamo che tutto questo è stato alimentato da un po’ di motivi, alcuni dei quali non citerò perchè eccessivamente personali e altri come la morte di mia nonna paterna seguita dalla caduta in depressione della nonna materna. E questi due sono stati fattori molto importanti, seguiti da altri più stupidi come la nascita di sentimenti verso un ragazzo rivelatosi gay (un ragazzo del quale ora non potrei fare a meno, ma scontrarmi con la sua vita ha comportato l’immergersi in un’altra realtà complessa e non sempre felice) e le recenti incomprensioni con un’amica alla quale tengo molto. Mettiamoci poi la totale perdita di fede, la consapevolezza di non poter fare nulla di fronte alle grandi disgrazie che colpiscono ogni giorno il nostro mondo…questo tanto da cadere nel loop del sentirsi in colpa per sentirmi male con me stessa quando apparentemente la mia vita andava bene e invece nel mondo c’erano situazioni molto più serie.

E così, dopo otto mesi in questa situazione, ieri mi sono detta “basta!”.

Mi sono presa un giorno di vacanza e non sono andata a scuola così da avere un attimo di respiro per poter riprendere in mano la mia vita. Ho finalmente messo in ordine la camera, ripreso a leggere, mi sono rimessa in pari con i compiti e lo studio…

Pochi giorni fa in un’intervista a non mi ricordo chi ho sentito l’intervistato dire “siamo noi che scegliamo di essere felici” e mi sono resa conto che un tempo anch’io ci credevo ed è stato il punto di partenza del mio reset.

Obiettivo?

Cancellare questi otto mesi per tornare ad una situazione di equilibrio.

Cancellare apparenti amicizie che in realtà sono solo dannose.

Cancellare l’apatia.

Cancellare le spalle curve e lo sguardo basso.

Cancellare le polemiche.

Certe cose non si possono cancellare…certe cose scoperte questa estate rimarranno sempre qualsiasi cosa faccia, ma sono io che scelgo come vivere domani, quando ormai il ieri è immodificabile.

 

Il monologo che devo studiare per teatro termina così:

“Forse siamo fatti in ugual misura di ciò che è stato e di ciò che avremmo potuto essere.”

Ancora ho centinaia di futuri possibili davanti, sta a me scegliere quale vivere.

Quelli dell’artistico…

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Quelli dell’artistico si sono un po’ stancati di sentirsi dire che la loro scuola è inutile e che si disegna e basta. È un mito comune un po’ troppo diffuso che va sfatato…si sa, tra gli adolescenti ci sarà sempre la rivalità del “la mia scuola è migliore della tua” anche se non se ne capisce bene il motivo (dato che a scuola ci andiamo tutti quindi siamo sfigati uguali, scusate il francesismo) e così questa sera raccolgo qui i pensieri più diffusi e condivisi tra i ragazzi dell’artistico che troppo spesso non vengono presi in considerazione da tutti gli altri (liceali).

  • Quelli dell’artistico ci tengono a dirvi che se si chiama LICEO un motivo ci sarà.
  • Quelli dell’artistico, dopo aver studiato come voi filosofia, letteratura, storia, inglese, chimica, fisica, matematica ecc si ritrovano a mezzanotte a ripassare a china la tavola di geometriche…
  • …quelli dell’artistico, quando alle due di notte stanno finalmente ripassando l’ultima riga della tavola di geometriche sbavano e gli tocca ricominciare da capo (perchè due volte su tre usando la lametta bucano il foglio)
  • Quelli dell’artistico vogliono dire a tutti quelli che sostengono che noi non si fa nulla che mentre voi siete ancora ad Aristotele noi abbiamo finito il programma di filosofia e abbiamo cominciato quello di quarta.
  • Quelli dell’artistico si beccano tre in plastiche perchè un primino @?*%%! (ancora devo trovarlo) ha spostato la loro statua sopra il calorifero prima che fosse finita e quella si è seccata, crepata e distrutta una settimana prima della consegna.
  • Quelli dell’artistico si ritrovano in piena notte a dover disegnare ventiquattro piedi copiandoli da quelli di Piero della Francesca (e prendono cinque meno meno perchè dopo i primi sei hanno cominciato a farli tutti uguali).
  • Quelli dell’artistico fanno trentacinque ore alla settimana.
  • Quelli dell’artistico spendono 60 centesimi ogni mattina per comprare un foglio.
  • Quelli dell’artistico a volte si ritrovano un adorabile cugino\cane\gatto\migliore amico che immancabilmente si siede sulla tavola di geometriche il giorno prima della consegna.
  • Quelli dell’artistico arrivano a casa con più trementina nei polmoni che ossigeno.
  • Quelli dell’artistico, considerati drogatissimi, vorrebbero far notare che quando è stata fatta la retata antidroga tutti quelli che son stati beccati erano dello scientifico di fronte.
  • Quelli dell’artistico non si fanno più problemi a girare coi pantaloni sporchi, tanto tra tempere, olio, gesso, creta, plastilina, cera…ce n’è sempre una.
  • Quelli dell’artistico passano tre quarti della loro vita a lavare i pennelli.
  • Quelli dell’artistico detestano le persone che dicono “Ah vai all’artistico, sei bravo a disegnare?”
  • Quelli dell’artistico si ritrovano costretti a Natale a disegnare i bigliettini per i parenti.
  • Quelli dell’artistico devono andare in vacanza con una valigia solo per gli strumenti da disegno perchè avranno qualche centinaio di tavola da fare “per non perdere la mano”
  • Quelli dell’artistico si ritrovano a spacciare gomme perchè il professore gliele ritira perchè sostiene che un vero artista non cancella.
  • Quelli dell’artistico passano così tanto tempo a fare tavole che dimenticano quanto sia bello fare un disegno per il gusto di farlo.
  • Quelli dell’artistico si sentono ripetere ogni giorno che si ritroveranno a vivere sotto i ponti.
  • Quelli dell’artistico vorrebbero dire che se hai una verifica e studi non hai problemi, se hai una verifica di disegno e quel giorno proprio i disegni non ti vengono non c’è nulla che tu possa fare.

 

Quelli dell’artistico sopportano tutto questo perchè loro, a scuola, stanno bene. Perchè all’artistico nessuno ti giudica per come ti vesti, per come cammini, per cosa leggi o cosa ascolti. Perchè siamo stravaganti. Perchè in giro per i corridoi parliamo con tutti, anche se non li conosciamo. Perchè è troppo bello tornare a casa ed esclamare “oggi ho fatto un piede di creta!” ed essere davvero soddisfatti di ciò. Perchè quando torniamo a casa che puzziamo di olio di lino e con le mani sporche ci sentiamo vivi. Perchè siamo artisti, siamo diversi, e non ce ne frega niente se voi pensate di studiare di più: sapete che vi dico? Forse è vero, studierete anche di più; tenevi pure tutte le vostre ore di matematica, noi almeno ci emozioniamo davanti al David di Michelangelo e ogni tanto, quando un disegno ci viene proprio bene, ci sentiamo un po’ Van Gogh.

Cambiamento

Mezzanotte, troppi pensieri per la testa per prendere sonno.

Giovedì, al corso di teatro, ci hanno chiesto cos’è, per noi, il cambiamento.

L’ho trovata una domanda interessante, di quelle che non hanno solo una risposta, ma soprattutto non hanno una risposta giusta.

Estate 2015…lì sì che era cambiato tutto o forse ero solo cambiata io. Avevo scoperto il silenzio, il piacere della solitudine, il capire se stessi.

Da quei giorni sono cambiate molte altre cose. Nuovi amici, altri persi per strada. Nuove priorità, i problemi di un tempo sono solo buffi ricordi.

Cos’è il cambiamento? 

È la ricerca di un’identità. Andiamo a tentativi, ci cerchiamo. Prima o poi ci troveremo.

Cambiamo per piacere agli altri. O cambiamo per piacere a noi stessi?

Ci accorgiamo di star cambiando?

Oppure è un passaggio naturale, talmente impercettibile che non riesci a coglierlo. Semplicemente un giorno ti svegli e capisci di essere diverso.

Le persone che incontriamo ci cambiano. Le storie che sentiamo, che viviamo. Siamo un pezzo di cera morbida che si modella nel tempo, sotto gli avvenimenti. Non raggiungiamo mai una forma definitiva. Noi siamo cambiamento.

E per voi cosa significa cambiare?

Quando vi siete accorti di essere cambiati? 

Buona notte sognatori.

Riflesso

Dedicata a te

Riflesso

Si lascia una scia umida alle spalle, la goccia che sto osservando. Trema leggeremente, scossa dalle vibrazioni. Non è sola, sul vetro, eppure lo sembra. Abbandonata in una corsa a vuoto. E così è per tutte le altre, infinite gocce di pioggia, ciascuna per sé, lanciate in un mondo che non capiscono. Ma in fondo non è forse la stessa nostra sorte? Umani…non siamo altro che milioni di gocce su un vetro troppo grande. E non facciamo che scivolare. Scivolare. Scivolare. Ci sarà qualcuno ad afferrarci alla fine?

Il mondo, al di là del finestrino, è distorto, come un quadro impressionista. Un tocco giallo è il faro di una macchina, una macchia rossa è l’ombrello di un bambino.

L’autobus traballa. Si ferma. Quando le porte si aprono una folata di vento gelido si siede su un sedile, scenderà alla prossima fermata.

L’altro posto viene occupato da un ragazzo. Lo vedo riflesso nel vetro. Smetto di guardare le gocce che si rincorrono. A volte si incontrano. Anche noi umani, a volte, ci incontriamo.

Seguo il suo profilo di vetro, la sua immagine trasparente sovrapposta al mondo. C’è qualcosa in lui, qualcosa di diverso. Cosa lo distingue da tutte le altre gocce?

Gli angoli della bocca sono leggermente piegati, verso l’alto. Un sorriso? O solo l’ombra di esso?
E’ il ricordo di un sorriso. Una linea malinconica che arriva dal passato.

Gli occhi, nel vetro, sembrano ancora più azzurri, liquidi di pioggia. Sono una tempesta, un mare grigio di emozioni dove la pupilla trema, perduta.

Capisco. Quello che sto vedendo non è che il riflesso di un animo perso nella vita, alla ricerca di sé. Si è perduto, forse da poco, forse da sempre, e cerca ovunque la sua identità. Come Peter Pan la sua ombra.
Si morde il labbro. Vorrei sapere cosa pensa, un piccolo movimento apparente corrisponde sempre a un grido interiore. E’ l’onda che traspare in superficie quando negli abissi si stiracchia la tempesta.

Provo a indovinarlo.

I suoi lineamenti sono dolci. La pelle è chiara, con questa luce quasi cerea. Le palpebre sono stanche, segno di una notte passata a rigirarsi nel letto, tra le coperte che sembrano sempre troppo corte. Le mani. Le dita giocano con il bottone della giacca. Le unghie riportano i segni dell’irrequietezza, altri segnali che qualcosa non va, dentro.

Sbadiglia, si porta la mano al viso. Sfiora la pelle coi polpastrelli. I muscoli sembrano rilassarsi. Porta un segreto, dentro di sé, qualcosa che forse non è chiaro nemmeno a lui. Fa dei pensieri, a volte, pensieri che al momento lo fanno sorridere, come sta facendo ora, ma che poi lo spaventano.

Si può aver paura di se stessi? Forse più che degli altri. Perchè gli altri sono prevedibili, mentre noi siamo ogni giorno una scoperta per noi stessi. Cambiamo, mutiamo come il vento. Ora il suo vento sta soffiando forte, non può ignorarlo, anche se vorrebbe perchè sarebbe più facile.

Potrebbe provare a fare finta di niente, ma prima o poi dovrà piegarsi, per non spezzarsi. Allora comprenderà la sua natura e starà solo a lui accettarsi. Che lo facciano tutti gli altri non ha importanza. Ha importanza che lui capisca che va bene. Va bene così. E’ perfetto così com’è, in quel suo sorriso sottile che nasconde un mondo. Un mondo che io ho visto riflesso in un vetro, ma che tra poco anche lui sarà in grado di vedere.

Forse non appena sarà sceso da questo autobus, come la goccia che scivola dal vetro e sparisce, per sempre, ai miei occhi assieme al suo riflesso.