Ni parolas pri…

L’Esperanto

(Traduzione titolo: Parliamo di…)

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Nato da un ideale di pace, collaborazione e intercomprensione tra gli uomini, l’esperanto si pone l’obbiettivo di abbattere una delle barriere che da tempo separano gli uomini del nostro pianeta.

« Non ricordo quando, ma in ogni caso abbastanza presto, cominciai a rendermi conto che l’unica lingua [soddisfacente per il mondo intero] avrebbe dovuto essere neutra, non appartenente a nessuna delle nazioni ora esistenti… Per qualche tempo fui sedotto dalle lingue antiche e sognavo che un giorno avrei potuto viaggiare per il mondo e con discorsi ardenti avrei convinto gli uomini a riesumare una di queste lingue per uso comune. In seguito, non ricordo più come, giunsi alla precisa conclusione che questo era impossibile e cominciai a sognare nebulosamente di una NUOVA lingua artificiale. »

(L.L. Zamenhof nella sua lettera a Nikolai Afrikanovich Borovko)

Si tratta di una lingua ideata dal medico polacco Ludovico Lazzaro Zamenhof e da esso sviluppata per cinque anni, dal 1882 al 1887.

Questa lingua si basa su principi di semplicità derivati dalle altre lingue esistenti.

Le regole della grammatica dell’esperanto sono state scelte da quelle di varie lingue studiate da Zamenhof, affinché fossero semplici da imparare e nel contempo potessero dare a questa lingua la stessa espressività di una lingua etnica. Anche i vocaboli derivano da idiomi preesistenti, alcuni da lingue non indoeuropee come il giapponese, ma in gran parte da latino, lingue romanze (in particolare italiano e francese), lingue germaniche (tedesco e inglese) e lingue slave (russo e polacco).

Essa si proprone come lingua neutra che non vuole, in alcun modo, andare a rimpiazzare la nostra lingua d’origine. Studiata come seconda lingua andrebbe a dissolvere il problema delle difficoltà di comunicazione tra le diverse culture e creerebbe un punto di contatto.

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L’idea di parlare tutti una stessa lingua sembra un po’ un’utopia e da un lato, forse, può anche intimorire. Questa nuova lingua potrebbe apparire come un invasore che desidera solo imporsi e rimpiazzare la nostra lingua madre.

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La lingua fa parte della nostra cultura, un po’ dice chi siamo e non potremmo mai abbandonare i nostri accenti e i nostri modi di dire per un idioma artificiale, creato in una provetta

Ma allo stesso tempo non sarebbe bellissimo che una barriera culturale come la difficoltà di comprendersi venisse abbattuta? Segnerebbe senza dubbio una svolta nella cultura dell’intero pianeta e allora si che potremmo definirci Cittadini del Mondo.

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Mi sono particolrmente interessata alla causa dell’esperanto e la trovo un’idea ambiziosa e probabilmente di difficilissima realizzazione, ma condivido l’idea di diffondere una lingua comune a tutti che, ovviamente, non vada a sostituirsi alla nostra, ma che si affianchi e la supporti laddove subentra il problema della comunicazione con terze parti.

L’esperanto è una lingua timida, nuova, non è una lingua preesistente che cerca di dominare tutte le altre, è qualcosa da conoscere dal principio tutti insieme.

Voi cosa ne pensate? Ne avevate mai sentito parlare prima? Quali sono le vostre opinioni? Sono davvero curiosa!

Per maggiori informazioni vi lascio il link del sito ufficale della fondazione esperantista italiana

http://www.esperanto.it/index.htm

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