In any other World \2

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2

[Qui il primo capitolo]

Adrien alza lo sguardo per osservare il cielo che si sveglia. La primavera è in arrivo, sente la sua leggerezza nell’aria, i profumi fanno capriole al ritmo del vento, salgono e scendono. Un po’ come i sentimenti nel suo cuore. E nel suo stomaco.

E’ questo essere innamorati? Si chiede. Se è così non vuole smettere più di esserlo. Innamorato.

Fa quasi paura pensarlo. Una parola così piccola, così innocua e, allo stesso tempo, nello stesso numero di sillabe, così carica di paura, di incertezze.

Si è alzato prima del solito, vuole arrivare presto davanti a scuola, vuole assaporare ogni istante in sua compagnia.

Adrien ha paura. Sta scoprendo qualcosa, qualcosa di sé, che lo spaventa ancora di più di quella piccola parola che è amore.

Sente qualcosa, dentro di sé, e capisce che è diverso da quello che gli è sempre stato sempre detto.

Sa che dovrebbe fermarsi a pensarci, darsi una risposta. Ma la paura è troppa, e quindi sceglie di non porsi nemmeno la domanda, perchè rispondere significherebbe scegliere una parte, e lui non è sicuro di quale sia la parte giusta.

Ma d’altronde esiste una parte giusta?

Così Adrien non se lo chiede, perchè finché non se lo chiede non risponde e finché non risponde tutte le risposte sono possibili. Così riempie le sue giornate tra gli amici, lo studio e lo musica. Fa sempre in modo di non essere nel silenzio perchè è nel silenzio che i pensieri trovano più facile farsi strada.

Cominciano ad avanzare sulle punte dei piedi, non te ne accorgi, sono così sottili e flebili che non ti viene difficile ignorarli, ma poi, eccoli, spietati, ti mettono al muro, ti si stringono attorno alla gola e ti soffocano con le loro pretese e devi cedere e rispondere.

E capire chi sei.

Ma se come Adrien capire chi sei ti spaventa, scegli di tenere lontani i pensieri e devi fare attenzione a non farti cogliere impreparato.

Adrien cammina nella luce del mattino e si concentra sulle parole di una canzone che ricorda poco. E’ solo una scusa, a lui non importa davvero di quella canzone. Deve solo smettere di pensare. Non cominciare proprio.

 And when the night is cloudy,
There is still a light that shines on me,
Shine on until tomorrow, let it be…[1]

E poi? Come continuava?

Green Hill si sta svegliando. Un piccolo paese perso tra le verdi colline della Cornovaglia. Ogni tanto Adrien si chiede come sia il mondo fuori da lì. Lontano dalle tende di pizzo che si sollevano ogni volta che in strada accade qualcosa e, dietro ad esse, occhi curiosi sbirciano e bocche scattano, pronte a commentare. Non sei libero di essere chi sei se chiunque è pronto a giudicarti.

I cancelli della scuola sono ancora chiusi. Il sole spunta da sopra il tetto della scuola. In primavera il viso di Adrien si riempie di lentiggini. E’ esile, a volte si sente un sottile foglio di carta in balia del vento.

Questo vento a volte è forte, impetuoso e lo sbatte nella vita, e lui non può opporsi, deve lasciare che sia.

Let it be…

Altre volte è delicato e lo guida dolcemente sui suoi passi. Lo saluta, scherza e gioca coi suoi capelli biondi. Adrien è bello, ma non lo sa.

Non la solita bellezza, quella che vedi sulle riviste che ti macchiano le dita con l’inchiostro troppo carico, una bellezza un po’ unica. Rara. Come lui.

Ha un sorriso storto, ma non sorride spesso, quindi i suoi sorrisi diventano qualcosa di speciale, che desideri collezionare, come i francobolli colorati che arrivano dall’Oriente.

Ora che è innamorato Adrien sorride un po’ di più, ma di nascosto, quando sa che nessuno lo vede.

Quando sa che lui non lo vede.

Sì, perchè a Green Hill Adrien non potrebbe mai ammetterlo.

Ammettere di essere innamorato di un ragazzo.

– Come sei mattiniero oggi. – Adrien sobbalza terrorizzato dall’idea che Elizabeth possa aver capito tutto dalla sola espressione sul suo volto.

– Arriva la primavera. – risponde lui  senza però guardare l’amica negli occhi. Elizabeth ci è abituata, ormai conosce Adrien e il suo sguardo sfuggente, che non incontra ma quello degli altri. Sembra andare oltre, raggiungere luoghi che lei non potrebbe vedere nemmeno socchiudendo gli occhi. Anche il modo di parlare di Adrien a volte è inusuale, si esprime come se molte cose fossero scontate e per lui lo sono davvero, ma non tutti lo capiscono e quindi Adrien ha pochi amici.

Pochi, ma speciali.

– Non immagini cosa mi sia successo ieri, stavo andando con mia sorella…-

Elizabeth parla. Ad Adrien piace quando Elizabeth parla perchè ha una voce leggera e profumata come i fiorellini azzurri che ricoprono i prati quando la natura si sveglia. Myosotis o non ti scordar di me, è così che si chiamano quei fiori. Adrien non potrebbe mai scordarsi di Elizabeth. Potrebbe stare ad ascoltarla per ore, lasciando che quella voce lo porti lontano come quando lei racconta dello zio che viaggia spesso e che un giorno è stato in Italia e un altro ancora è stato in America. Oppure vicino, proprio dietro l’angolo, oltre il bancone di “La Casa del Bottone”, la colorata sartoria dove Elizabeth passa a volte per aiutare la madre.

Però ora non riesce proprio ad ascoltarla perchè da sopra la sua spalla vede Edward e allora la voce di Elizabeth diventa uno sfondo indefinito, come il mondo fuori dalla finestra bagnata dalla pioggia, distorto dalle goccioline d’acqua.

– Adrien, ma mi stai ascoltando? – chiede Liz piccata. Non capita spesso che l’amico non la ascolti e ci deve essere qualcosa che non va. E’ arrossito.

Ora lui annuisce, poco convinto. Ma va bene così perchè è arrivato anche Colin e quando arriva Colin per Elizabeth è come quando per Adrien arriva Edward.

“L’unica differenza” pensa Adrien “è che anche per Colin è così.”

Farebbero invidia a chiunque quei due. Ma non ad Adrien, lui riesce solo ad essere felice per loro.

Adrien ha sempre ammirato Colin. Alto, con le spalle larghe, lo sguardo sempre fiero, sicuro di se. Lo ha preso sotto la sua ala dal primo giorno, quando è arrivato in quello strano paesino in quello strano posto chiamato Cornovaglia. Sono passati anni da quel giorno, ma ad Adrien manca ancora la Francia. Si ricorda gli infiniti campi viola di lavanda e quell’odore penetrante che fa parte della sua anima. Ripensa spesso ai bombi che ronzavano sui fiori, da un pistillo all’altro, facendo vibrare l’aria.

Il ricordo del suo Paese si sovrappone al bacio che Elizabeth e Colin si stanno scambiando. Adrien si sorprende a pensare che lui non sa di che cosa sappiano i baci. Forse di lavanda…

Il piazzale della scuola si riempie di studenti e i ragazzi si trovano circondati da una manciata di loro coetanei. Si conoscono un po’ tutti, condividono le stesse vie, le stesse giornate, tutti sanno tutto a Green Hill.

Sembra tutto come sempre. Come ogni mattina. Sono lì, davanti a quel cancello un po’ scrostato. Colin, Elizabeth, Adrien e Edward.

E come ogni mattina Jodie è in ritardo. Però quel giorno cambierà qualcosa. Chissà, se loro lo avessero saputo, se si sarebbero comportati diversamente.

***

– E dopo la partita potremmo andare al cinema, il film su Dracula [2] potrebbe essere interessante. –

Faccio fatica a seguire il discorso di Colin, c’è qualcosa che mi occupa i pensieri, ma allo stesso tempo non posso rischiare di finire a vedere uno dei suoi terribili film, quindi storco un po’ la bocca e rispondo:

– Che ne dici invece de “Gli Aristogatti”, deve essere carino. –

Ogni tanto mi piace ancora perdermi in qualche film d’animazione e tornare bambina. Il mondo va troppo in fretta, perchè siamo costretti a seguirlo? Non c’è forse permesso un intervallo, proprio come al cinema? Mettiamo tutto in pausa e possiamo riprendere fiato tra un atto e l’altro. Poi tutto ricomincia come se non fosse mai successo nulla. Il film riparte. La vita riprende.

Prima che Colin raggiunga la sua classe mi decido a esporgli ciò che mi preoccupa:

– Non ti sembra che Adrien sia un po’ strano in questo periodo? –

Lui sembra pensarci su. Ma d’altronde che posso aspettarmi? “E’ un ragazzo”mi diverto a pensare. Infatti:

– Che cosa vorresti dire? A me sembra il solito Adrien, taciturno e riservato. –

– Non so…- in effetti non so bene spiegare cosa sia, ma sento che c’è qualcosa.

– Ne parliamo dopo meglio se vuoi. –

Colin mi stampa un bacio sulla guancia ed entra in classe.

Io proseguo lungo il corridoio ma vengo fermata da un tornado:

– Eccomi! – strilla Jodie appoggiandomi le mani sulle spalle per frenare la sua corsa sfrenata. Quasi perdo l’equilibrio e scoppio a ridere.

– Lasciami indovinare, oggi è stata la sveglia a non suonare. –

– Magari! – sbuffa lei alzando gli occhi al cielo e io aspetto il racconto del giorno che giustifichi il suo ritardo.

– Quel teppistello di Carl ha pensato bene di infilarsi una biglia nel naso e non riusciva più a levarsela. Io lo avrei anche mandato a scuola così, tanto respirava, ma Susan si è messa a piangere dicendo che lei in classe con uno con una biglia nel naso non ci sarebbe andata. –

Ho sempre considerato la famiglia di Jodie incredibile. I suoi fratelli sarebbero capaci di far tremare il mondo intero se non ci fosse lei a gestire tutto.

Jodie. Sotto quel caschetto di capelli neri si nasconde una forza incredibile. Piccolina, con un paio di occhi verdi che sembrano nascondere foreste e un affilato naso all’insù sembra la ragazza più debole e indifesa del mondo, ma io penso che non ci sia nulla che lei non sappia e non possa fare.

Adrien ha ragione, sta arrivando la primavera, la natura si stiracchia e con essa ci stiamo svegliando anche noi.

NOTE:

[1] Let it Be – Beatles

[2] Il Conte Dracula (1970)

***

Angolo autrice:

Ho paura di essermi imbarcata in un’impresa troppo ardua, non ho mai gestito storie con più di due personaggi principali, ma Adrien insiste e non riesco a trattenermi dallo scrivere questa storia. Grazie a chi ha cominciato a entrare tra le strette vie di Green Hill. Anche se piccola sarà facile perdesi tra le sue storie.

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