560 Sorrisi

Mercoledì ho vissuto un’esperienza che mi ha resa davvero felice perchè mi ha fatta sentire utile. Utile per gli altri, per dare una mano…

Lunedì il mio comitato di Croce Rossa ha dato il consenso ai minorenni di poter partecipare alla consegna del cibo nei campi profughi e così non ho perso tempo, martedì ho ritirato la nuova divisa e mercoledì sera ero già dietro al bancone con cuffietta e grembiule entusiasta all’idea di poter fare qualcosa di concreto.

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Non dimenticherò mai questa esperienza e sono pronta a ributtarmici mercoledì prossimo.

Ciò che più mi ha colpita è stato il potere del sorriso.

Quando abbiamo aperto le porte hanno cominciato a entrare in fila ordinata persone proventienti da differenti parti dell’Africa accomunate dall’essere in una terra straniera, diversa da casa loro, magari anche soli…

Si avvicinavano con facce sconsolate, a volte guardando per terra, e ritiravano il loro vassoio con su il piatto della cena. Io ero la terza tappa: dovevo consegnare le bottigliette d’acqua. Un compito semplice, ma che significava fare tanto. E l’ho fatto con un sorriso costante rivolto a tutti.

La cosa bellissima, che davvero mi fa sorridere ancora ogni volta che ci penso, è che ogni volta che davanti a me arrivava uno di quei ragazzi e alzava lo sguardo per prendere l’acqua, vedendomi così sorridente non poteva che ricambiare. Ne ho raccolti tantissimi di sorrisi ieri sera e li porterò tutti con me.

Abbiamo servito 560 persone e io ho riservato a ciascuno di essi il mio sorriso più sincero e smisurato e ne ho ricevuto in cambio uno uguale.

Davvero, forse cado nel banale, ma è quello che sento davvero: è stato qualcosa di magico.

Mi chiedo come si possa essere razzisti. Mi chiedo come possa la mente umana confinare le persone cosiddette diverse in uno spazio ristretto del pensiero. Persone che hanno solo bisogno di un sorriso.

Ci sono dei piccoli episodi, accaduti ieri, che non voglio dimenticare, sono davvero minuscoli dettagli, ma che hanno reso la serata speciale…

1. CERTIFICATO MEDICO

Appena sono arrivata e ho conosciuto gli altri volontari sono stata assegnata a consegnare, come ho detto prima, le bottigliette d’acqua da mezzo litro.

“Mi raccomando” mi ha detto una volontaria “solo una bottiglietta a ciascuno. Anche se te ne chiedono due o più, anche se non è bello, tu non puoi cedere.”

E così ho comincito convinta che sarebbe stata dura negare l’acqua a chi me l’avesse chiesta. Invece la natura umana mi ha lasciata piacevolmente stupita: capitava talvolta che qualcuno mi chiedesse dell’acqua in più e allora io nel modo più gentile possibile spiegavo che non mi era possibile, se no non sarebbe bastata per tutti. Mi aspettavo polemiche e invece tutti mi dicevano, calmi: -capito capito, va bene grazie – e ricambiavano il sorriso.

Ad un certo punto, durante la serata, un volontario mi ha indicato un ragazzo appena entrato nel tendone e mi ha detto che lui aveva un problema di salute per il quale il medico gli aveva prescritto di dover bere cinque bottigliette d’acqua. Così quando è arrivato alla mia postazione gli ho dato la giusta dose e il ragazzo dietro di lui mi ha guardata e, in un italiano un po’ incerto mi ha chiesto, giustamente: “perchè lui cinque acqua e io una acqua?”. Anche in quel momento ho temuto che potessero scaturire polemiche, ma è bastato che gli dicessi “problemi di salute” perchè l’altro smettesse di chiedere più acqua e annuisse. Semplicemente aveva capito. E questa è una cosa bellissima….quante volte a noi viene negata una cosa e ci affanniamo a cambiare questo divieto? Continuiamo a insistere chiedendo “ti prego” e “solo per questa volta”.

Una mezzoretta dopo è arrivato al bancone un altro ragazzo che a malapena parlava l’italiano, ha srotolato un foglietto e me lo ha dato.

Mi sono trovata un foglietto strappato da un quaderno a quadretti con scritto, in penna blu, con una calligrafia un po’ incerta:

CERTIFICATO MEDICO

Perfavore potete dare più acqua a ***** (il suo nome)

E sotto una firma che sembrava uno scarabocchio.

Sapevo che probabilmente l’aveva scritto da solo o se l’era fatto scrivere da un compagno, ma mi ha fatto così tanta tenerezza che persino la volontaria che precedentemente mi aveva detto di non cedere ha acconsentito a dargli una bottiglietta in più.

***

2. Problemi di lingua

Questo è un episodio molto breve ma molto simpatico…almeno per la sottoscritta che dovrebbe provarne un minimo di vergogna ma che non riesce a non riderne:

Alcuni profughi capivano e parlavano l’italiano. Altri un po’ meno e altri ancora per niente.

E così, a un certo punto, sono incappata in questo ragazzo che non capiva una parola di quello che gli stavo dicendo in italiano e così, dopo avermi detto per tre volte “no capito” ho provato a dirgli la stessa cosa in inglese.

Lui è scoppiato a ridere.

In inglese mi ha detto che capiva di più quando parlavo in italiano perchè il mio inglese “…is terrible”

Sono scoppiata a ridere anch’io e ho deciso che domani farò più attenzione nell’ora di inglese!

Alla fine, però, dopo svariate prove, sono riuscita ad augurargli “Buon appetito”

***

3. Fare amicizia

Ho scoperto che molti dei profughi che mangiano al campo sono abituali ed essendo abituali anche i volontari che vanno a dare una mano, finisce che si conoscono almeno di vista. Era bello vedere che gran parte di loro si accorgevano che ero nuova e mi “davano il benvenuto”.

Ho perfino fatto colpo…è una vicenda simpatica che come le precedenti mi fa sorridere, e questa volta “il sorriso” è il colpevole.

Come vi ho già detto ormai infinite volte io sorridevo. Ero a dir poco entusiasta. E questa cosa deve aver molto colpito uno dei ragazzi africani che si è seduto nel tavolo vicino al nostro bancone e ogni tanto mi guardava e mi salutava. Ho visto poi la volontaria che mi faceva un po’ da guida avvicinarsi a lui e ai suoi compagni, ma non sentivo le loro voci. Ho solo capito che parlavano di me visto che ogni tanto anche la volonatria mi gettava un’occhiata.

Quando è tornata dietro al bancone mi è venuta vicina e a metà tra il divertimento e la serietà mi ha detto “Devi smetterla di regalare sorrisi…loro si montano la testa!”

È stato imbarazzante, ma io non ho smesso di sorridere…era troppo bello vedere gli occhi scuri di coloro che entravano nel campo a passo lento illuminarsi ricevendo la loro bottiglietta d’acqua con l’augurio di passare una buona serata.

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