Parole in Corso

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Parole in Corso: Progetto di scrittura a più mani.

Iscrizioni ancora aperte, se siete interessati lasciatemelo detto in un commento, per informazioni più precise cliccate qui.

Eccoci, ci siamo, ce l’abbiamo fatta! Parole in Corso è davvero cominciato e sono molto felice!

Questa settimana ho saltato un sacco di articoli del blog (son stata malata confinata a letto…sigh) e quando ho aperto la mail sono stata entusiasta nel trovare il Capitolo 1 scritto da hidinginweb.

Inoltre sono stata felice nel scoprire che ha scelto di portare avanti il Capitolo Zero #1, ovvero quello che mi ispirava di più. (cliccate qui se non ve lo ricordate)

Un applauso alla nostra prima scrittrice che si è districata meravigliosamente in una storia appena abbozzata nata dalla penna (ops, tastiera) di qualcun altro.

Ma ora lascio a voi l’opportunità di gustarvi il “Capitolo 1” non prima, però, di aver nominato il nuovo “Scrittore”

La Penna viene ceduta a Caos che avrà il compito di continuare dove si interrompe questo capitolo.

Capitolo 1

La mia testa è pesante, il mio respiro è diventato lento, sembra seguire il ritmo delle onde del mare. Il mare; come quello del Regno Caldo, com’era bello. Il sole rossastro ci si specchiava dentro riflettendo tutto il suo calore che a volte sembrava quasi arderti la pelle.
Ogni suono ora lo percepisco ovattato e non sento altro che il battito del mio cuore. Non sento più la neve, non sento più zampe atterrare sul suolo. Forse sarebbe meglio non chiudere gli occhi, se dovessi chiuderli e non riaprirli mai più? No, non riesco. Le palpebre sono troppo pesanti, sono diventate sassi insopportabilmente pesanti.
A volte mi sono chiesta se io abbia fatto bene a prendere quella mela, è stata una maestra ma anche una rovina. Avrei dovuto capire subito che il quadro era solo un passaggio, e l’arrivo una radura in continua trasformazione. Se avessi capito prima che i luoghi che ho visitato dipendevano unicamente da me e dalla mia mente… Ma forse è a questo che è servito il mio viaggio, ho affrontato me stessa e scoprendomi, ora sto per morire. Ho visto il verde rigoglioso, il rosso caldo e quasi soffocante, poi il tepore aranciato e infine il gelido bianco. Penso di aver provato tutto ciò che un essere umano nella propria vita può provare. Ora sento di non temere nulla e anche il mio corpo si sta lasciando andare. Nonostante la mia ferita mi sento più leggera, come se stessi fluttuando nell’aria, pronta ad affrontare una nuova vita, consapevole ora di ciò che sono. Come vagano i miei pensieri, si intrecciano in mille fili colorati.
Riapro gli occhi. Il quadro. La gente mi guarda, e una signora di mezza età mi tende la mano per aiutarmi a rimettermi in piedi. Guardo la mia gamba, la ferita non c’è più.
“Ma cosa è successo?”
“È caduta ed è svenuta, ma se adesso si sente meglio la aiuto a stendersi sul divanetto finché non si sarà ripresa completamente.”
“Ma che ore sono?”
“Sono le 15.55.”
Guardo il mio orologio, il quadrante si è sbeccato e le lancette sono ferme e segnano le 15.52. Tre minuti? Non può essere. No, certo che non può essere. Cosa è successo? Cosa diamine è successo? Mi sento un fuoco ribollire nel petto e il cuore mi batte velocemente come mai aveva fatto prima. Un segno, dovrei trovare un segno. Certo, Il Regno di Primavera, il tatuaggio!
“Signorina?”
Giusto, il tatuaggio!
“Signorina?!”
“Sì!”
“Le prendo un po’ di acqua e zucchero, va bene?”
“Certo, grazie mille!”
La signora si volta e bofonchiando qualcosa con la guardia del museo va in cerca di una bustina di zucchero. Mi slaccio il bottone del polsino della camicetta, con estrema fatica, mentre le mani mi tremano per una sensazione mista di ansia e paura. Eccolo lì, inconfondibile il cerchio dello yin e dello yang.
“Tenga Signorina!”
Lo sfioro ricordando momenti felici, lì tra i verdi prati profumati di mughetto e rugiada.
“Signorina, tenga!”
La donna mi porge un bicchierino, lo prendo e ne sorseggio il contenuto con gli occhi fissi verso il quadro.
“Signorina, si sente bene? Forse è meglio che la accompagni a casa.”
Intontita e dolorante mi alzo, e mi faccio trascinare fino alla macchina della donna. Non parlo, rimango a fissare le goccioline di pioggia che si spiaccicano sul vetro mentre i miei pensieri sono bloccati, non scorrono più come quando ero tra i ghiacci in attesa dell’artiglio letale.
“Signorina, siamo arrivate!”
Siamo davanti al mio appartamento, apro la portiera cigolante, poi tutto d’un tratto realizzo.
“Ma come fa a sapere dove abito?”

***

Un colpo di scena che non avrei mai immaginato…

E ora cosa succederà? Sarà Caos ha decidere la sorte di questa protagonista imprigionata tra le grinfie di noi scrittori vaganti 🙂

[Ricordo che la mail a cui inviare gli scritti è ihavealittledream@tiscali.it ]

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