L’Arte nel Sangue – Recensione

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Finito ieri, sono pronta a lasciarvi le mie impressioni su “L’Arte nel Sangue” di Bonnie McBird.

Dopo aver sistemato la mia libreria ho ricavato uno scaffale da dedicare alla raccolta della bibliografia completa relativa a Sherlock Holmes che sto piano piano mettendo insieme.

Dopo aver completato la raccolta dei racconti di Conan Doyle sto cercando di procurarmi i vari romanzi apocrifi scritti in seguito.

E questo libro è stato l’ultimo acquisto.

Prima qualche parola sull’autrice: Bonnie McBird confessa di essere un’amante di Sherlock Holmes dall’età di otto anni e, dopo varie indecisioni, sotto la spinta anche di alcuni amici, si è decisa a scrivere un racconto sull’amato investigatore che portasse la sua firma. Con ottima bravura, a mio paere.

Sull’ombra dello stile di Conan Doyle è riuscita a creare una storia intrigante e coinvolgente dove Sherlock Holmes ci viene raccontato anche attraverso i suoi difetti.

Perchè è proprio questo che ci fa amare Sherlock Holmes, il fatto che non sia un eroe perfetto e invincibile, ma che cadda preda delle sue debolezze.

In questo caso la tossicodipendenza.

Un libro davvero piacevole e con la giusta dose di azione e logica tipica di Holmes, come sempre accompagnato e sostenuto dal suo fedele amico e dottore John Watson.

“Vi do giusto un rapido assaggio della trama visto che non voglio privarvi dell’opportunità di leggerlo apprezzandone i numerosi colpi di scena: Sherlock Holmes, dopo essere stato accusato di aver manomesso le prove del caso di Jack lo Squartatore ha bisogno di qualcosa che lo tenga impegnato sottraendolo dall’apatia nella quale sta sprofondando. È una lettera misteriosa proveniente dalla Francia a risvegliare l’entusiasmo dell’investigatore. La mittente della lettera è Cherie Cherise, una cantante parigina che invoca l’aiuto di Holmes per ritrovare il suo figlioletto Emil scoparso misteriosamente. In parrallelo Holmes verrà pregato dal fratello Mycroft affinché indaghi anche sul furto della Nike di Marsiglia, un’opera dal valore inestimabile rubata poco dopo la sua scoperta.

Tra errori e intuizioni geniali Holmes si troverà a districarsi all’interno di questi due casi che presentano diversi punti di contatto.”

C’è solo una minuscola lamentela che ho da muovere verso la storia:

Si è trattato del fatto che nella risoluzione finale mi ha ricordato molto la conclusione de “La Casa della Seta” (A mio parere il miglior romanzo apocrifo di Sherlock Holmes che io abbia finora letto)

A parte questo dettaglio, però, il mio giudizio è pienamente positivo! Confido che l’autrice non lascerà questo romanzo solitario e ne scriverò altri, sarei davvero curiosa.

 

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