C’era un uomo

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C’era un uomo

(su una panchina)

Storia di Don Luigi Ciotti

C’era un uomo su una panchina. Era sempre lì ogni volta che lui scendeva dal tram.

Era sempre lì, sulla stessa panchina, con gli stessi abiti, con lo stesso sguardo rassegnato. Ogni volta col giornale del giorno in mano, gli occhi che brillavano sul volto ad inseguire le parole, macchie di inchiostro stampate.

Un giorno il ragazzo decide che lui può fare qualcosa e questa scelta cambierà la sua vita.

Per sempre.

-Posso offrirle un caffè? –

Chissà cosa avrà pensato l’uomo sentendo quelle parole da un ragazzino, non ha dato voce ai suoi pensieri, è rimasto col capo chino a leggere il quotidiano.

-Forse preferirebbe un the? – domanda il ragazzo senza arrendersi.

L’idea che l’uomo sia sordo lo tocca per un istante, uno soltanto: lo stridore delle gomme causato da una brusca frenata sulla strada fa alzare il capo all’uomo.

Ma non da nessuna risposta al ragazzo.

Lui non si scoraggia.

C’era un uomo su una panchina e c’era un ragazzo che, per dodici giorni ha offerto un caffè all’uomo. Il tredicesimo giorno ha appreso la sua storia.

L’uomo era stato un medico in gamba poi niente per lui aveva avuto più senso. La sua vita era stata scossa da una profonda tragedia seguita poi da una serie di eventi capaci soltanto di farlo affondare ancora di più: la morte della moglie, la scoperta di una malattia, la perdita del lavoro.

C’era un uomo su una panchina.

Il ragazzo si sedette al suo fianco e l’uomo parlò.

-Io da qui vedo. – un dito ossuto andò ad indicare un bar al di là della strada. Dei ragazzi ridevano sulla porta: -vedo quei ragazzi, usano dei farmaci, li mischiano ai super alcolici…- le bombe. Così chiamava lui quei composti che i ragazzi usavano per “provare sensazioni nuove” così dicevano.

-Salvali. – implorò l’uomo fissando il ragazzo.

-Io sono vecchio. Ho perso la mia battaglia. Ma tu puoi salvarli. –

Il ragazzo si impresse a fuoco quelle parole sul cuore.

Il giorno dopo l’uomo non c’era più.

Il ragazzo, legato da quella promessa, parlò agli amici. Erano giovani, credevano di avere il mondo in mano.

L’entusiasmo durò un mese, un mese soltanto. Un mese in cui parlavano con gli altri, cercavano di diffondere ideali di altruismo.

Dopo un mese il ragazzo fu solo.

Ma non si arrese, no, mai lo avrebbe fatto. La sua battaglia non era persa, aveva ancora molto da combattere.

Ancora adesso quel ragazzo, che ragazzo non è poi più, sta combattendo, ma non è più solo.

“Il mondo non ha bisogno di navigatori solitari” ha detto lui stesso.

Ha creato un esercito fondato sulla morale, sulla giustizia, sulla libertà.

Ha chiamato questo esercito “LIBERA”.

Quel ragazzo porta il nome di Luigi Ciotti e la sua battaglia, ora, la stiamo combattendo in molti.

Una guerra alla mafia.

“La guerra alla mafia non può essere una cosa di pochi, non crea vincitori se non si è in tanti a combattere, ecco perché è necessario sviluppare una coscienza collettiva.”

I pensieri di Don Ciotti sono condivisi, lo si capisce subito, ascoltando le parole del sindacalista Costantino, così come quelle dell’imprenditore De Masi: “Dov’è la mafia? È ovunque, non si può scappare, bisogna ribellarsi insieme.”

Mafia, ‘ndrangheta, Camorra…tanti, troppi nomi per indicare una cosa sola, una cosa sbagliata, per definire un antistato basato sulla paura, sulla sottrazione della dignità dell’uomo che si trova solo, spoglio, indifeso.

Per vincere questa battaglia bisogna trasformare in fatti quei pensieri che tutti hanno, ma che hanno troppa paura di dimostrare. Continuare a subire è da codardi.

La codardia ti salva la vita ma come puoi vivere? Ti senti pulito?

Cos’è la libertà? È un diritto, è non essere oppressi, spaventati, è essere INFAMI. Perché in questa realtà l’infame è chi si ribella, chi denuncia la mafia, chi dice no!

Tutti possiamo dire no.

Basta farlo insieme, risuonerà più forte.

***

Un grazie infinite all’associazione LIBERA che mi ha permesso si vivere un’esperienza irripetibile tra le terre della Calabria, entrando a contatto con persone meravigliose quali Luigi Ciotti, Fabio Regolo, Jean Renè e molti altri ancora che sono stati capaci di dire NO! alla spietatezza della mafia.

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